Una scuola degna e dignitosa con la VMC
Sicurezza sanitaria e migliori prestazioni: questi potrebbero essere i benefici della Ventilazione Meccanica Controllata nelle scuole a tutt’oggi quasi completamente ignorati
Milano, 17 gennaio 2022 – Sebbene chiunque si sia riempito la bocca dell’attenzione che sarebbe stato necessario riservare alle scuole, in termini di sicurezza sanitaria e di valore sociale di un presidio fondamentale per le nostre società’ come la scuola, ogni volta che si arriva al dunque in pochi si mobilitano realmente ed efficacemente per lo scopo.
Il mantenimento della necessaria apertura delle scuole, messo in evidenza dalla volontà’ di non riaprirle (!) da parte di alcuni governatori regionali e sindaci, ha denudato il re. Poterlo (e volerlo) fare dipende grandemente anche dalla possibilita’ di far coesistere nell’ambiente scolastico i requisiti tecnico-sanitari e quelli di prevenzione, cioe’ mantenere il distanziamento sociale, la dotazione di mascherine e, ma il generale inverno lo rende difficile, un adeguato ricambio d’aria, che, per come sono costruite oggi le scuole, significa esclusivamente, aprire le finestre.
Questo comporterebbe la presenza di notevoli spifferi di aria fredda e una situazione di dis-comfort difficilmente tollerabile, che penalizzerebbe anche la didattica.
Solo in due situazioni, in Italia, si e’ proceduto con la testa. Nella provincia autonoma di Bolzano e nelle Marche, dove, basandosi su evidenze ormai note, hanno messo mano al portafoglio e predisposto un progetto di spesa di 4 e 6 milioni, rispettivamente, per dotare le aule dei loro comprensori di apparecchiature per la VMC, la Ventilazione Meccanica Controllata.
“Il risultato sara’ stato assolutamente di rilievo” dichiara Marco Masini, direttore generale di CSIM, società’ leader nella consulenza e formazione nel settore della climatizzazione e refrigerazione. “Con la scelta di macchine opportunamente dimensionate, si risolvera’ in un sol colpo il problema della salubrita’ dell’aria nelle aule da un punto di vista sanitario e dell’attenzione alle lezioni. Questo riducendo la concentrazione di CO2, gas che determina una riduzione delle possibilita’ di concentrazione degli studenti“.
Masini fa riferimento ad una ricerca dell’Imperial College e dell’Ecole Polytechnique di Losanna (Smieszek, 2019) e ai report dell’ISS, l’Istituto Superiore di Sanita’, tra gli altri, che indicano come, in uno scenario di contagiosità influenzale determinato dalla presenza di droplets che si spostano per via aerea, una buona ventilazione potrebbe avere un effetto simile a quello di una copertura vaccinale del 50-60%. Questi lavori sono rimasti sostanzialmente ignorati, allo scoppio della pandemia e in molti casi ancora oggi.
In Italia, pur non esistendo alcuna norma cogente che obbliga alla costruzione di aule con un corretto ricambio, la norma UNI10339 di riferimento (e in via di revisione) imporrebbe nelle scuole elementari e in un volume stimato di 170 metri cubi un ricambio di 5 litri di aria al secondo per allievo così da restare sempre sotto la soglia di allerta dei 2mila ppm, livello oltre il quale cala la soglia di attenzione delle persone e si creano potenziali situazioni di rischio nella circolazione di virus e batteri e lo sviluppo di malattie. Secondo la norma Uni, nel caso di una classe presa come esempio.
Nella situazione classica di una scuola italiana, cioè con VMC assente (spenta in questo caso) e porte e finestre chiuse, dopo un’ora e mezza la CO2 rilevata (sia in modo teorico che sperimentale) superava i 4mila ppm. La tendenza a 2 ore era di oltre 6.500 ppm. Tutto diverso quando entra in gioco la VMC. A un’ora e mezza di lezione, con VMC accesa e impostata a 500 m3/h con porte e finestre chiuse la curva si dimostra stabile intorno a 1.400 ppm. A un’ora e mezza di lezione, con VMC accesa e impostata a 800 m3/h la concentrazione scende a 1.000 ppm., il ricambio richiesto è di 450 m3/h. (ricerca effettuata sul campo da Helty a Verona).
Tali valutazioni sono state effettuate nell’ambito del progetto QAES, un progetto di sviluppo di nuovi standard per il miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente interno delle scuole, co-finanziato dall’Unione Europea, Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, dallo Stato Italiano, dalla Confederazione elvetica e dai Cantoni nell’ambito del Programma di Cooperazione Interreg V-A Italia-Svizzera.
D’altronde, anche nel Rapporto ISS COVID-19 n. 33/2020 ” Indicazioni sugli impianti di ventilazione/climatizzazione in strutture comunitarie non sanitarie e in ambienti domestici in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2 ” del maggio 2020, venivano descritti i principali componenti dei sistemi di ventilazione e di climatizzazione che possono favorire la movimentazione dell’aria in ambienti indoor all’interno di strutture comunitarie non sanitarie e di ambienti domestici e verranno altresì fornite raccomandazioni operative per la gestione di questi impianti. “Una ventilazione adeguata e un regolare ricambio d’aria in questo tipo di ambienti, oltre che per mantenere condizioni di comfort, sono necessari per garantirne la salubrità riducendo la concentrazione di particolato e inquinanti di natura biologica. Inoltre, è opportuno ricordare che l’esigenza di ventilare e arieggiare periodicamente gli ambienti ha assunto particolare importanza a seguito dell’efficientamento energetico degli edifici che ha determinato una riduzione della ventilazione naturale per infiltrazione attraverso l’involucro edilizio. Diventano quindi di prioritaria importanza le condizioni che favoriscono la ventilazione degli ambienti indoor e, dove non sia possibile o sufficiente avvalersi della ventilazione naturale, è necessario installare apparecchi di ventilazione forzata”.
Continua Masini: “stante queste premesse, assolutamente incoraggianti, sarebbe auspicabile che i competenti ministeri, a partire da quello della salute, si adoperino per mettere a disposizione i denari pubblici nella direzione piu’ utile, magari con l’opportnuita’ di cogliere, come in questo caso, piu’ piccioni con una fava!“.
I media si sono interessati del tema (anche la grande stampa come Il Sole 24 Ore), ma la mancanza di attenzione scientifica alla soluzione di questioni annose ma ormai risolvibili, sembra non voglia ancora prendere la strada del declivio verso soluzioni diverse da quelle politiche di controllo sociale, molto medievali e poco ortodosse.
La Redazione

